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Distacco
Da ore e luoghi verso altri istanti e nuove regioni la frontiera del giorno nascente distacca da se il profilo mobile dell’ombra consegnando ciò che è ancora ciò che è stato trasformato e apparso nuovo, al tempo della luce. Se gli umani svolgessero il loro corso in forma di spirali continue come stelle e pianeti, l’oscuro seguirebbe lontano e,per sincronia dei moti, vivrebbero un eterno presente irraggiungibili da morte e memoria. Ma diastole e sistole originano dal primo moto del mare; eventi e conchiglie per apporto o erosione plasmano nella memoria la mente verticale degli uomini che,funambolidel sogno e del reale sospesi in un ora e in un luogo, popolano le città di figure invisibili affacciate dagli occhi dei passanti e l’inestricabile intreccio di corpi e fantasmi genera il tempo a venire dove,all’alito di voci remote, i fili dell’assenza oscillano con un ritmo nuovo rubato allo stupore dei bambini. Solo ciò che è inanimato perdura: l’inchiostro ha il silenzio delle pietre. Il gesto aereo della mano si perderebbe in riflussi leggeri se per contatto,la penna non fissasse dall’impronta di se la traccia dei distacchi successivi; come in un sacrificio rituale, la vita degli attimi mineralizza nel segno, un apnea significante che stabilisce storie ed accadimenti nel dominio senza tempo della mente. Luce e ombra si ricompongono nel soffio sottile del pensiero così,per dolore, muore il distacco e nella diversità degli sguardi brilla contemporanea la vertiginosa difformità dei tempi che spezzano ed edificano ogni esistenza. Gian Claudio Mantovani
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